La bizzarra caccia di Alfonso

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Pubblichiamo con piacere la storia scritta negli scorsi giorni dalle sorelline e dai fratellini del nostro Branco. Buona lettura e buona caccia!

Ogni giorno, da quando era ricominciata la scuola, Alfonso si svegliava sempre alla stessa ora. Scendeva a fatica dal letto, si stiracchiava, infilava le ciabatte e si dirigeva, ancora con gli occhi semichiusi, verso il bagno. Una volta lavato e vestito, di solito era già in ritardo,così correva veloce verso la cucina, dove la mamma, il papà e la sua sorellina lo aspettavano per la colazione.

Quel giorno, però, attorno al tavolo della cucina, Alfonso non trovò proprio
nessuno. E così neppure in salotto, nella camera dei genitori, nella cameretta di sua sorella e in bagno. Li cercò dovunque, li chiamo urlando, ma niente, in casa non c’era nessuno. Alfonso corse fuori, in strada. E, dove di solito si trovava il cane della sua vicina di casa, non c’era nessuno. E sulla panchina, dove di solito stava seduto il vecchio signore della casa di fronte, non c’era nessuno. E neanche nel campetto da calcio al fondo della strada c’era nessuno. E neppure nell’antica panetteria all’angolo, né dal giornalaio, né dal pescivendolo. Tutto era deserto: le strade, i negozi, la stazione, il cinema, tutto.
Fu allora che Alfonso capì: era rimasto solo. Lui solo in tutto il mondo. E tutto il mondo era a sua completa e totale disposizione. Alchè Alfonso pensò, visto che non c’era nessuno poteva fare tutto ciò che voleva.
Dopo un po’ decise che sarebbe andato al campetto di calcio. Giunto al campetto non vide
nessuno, e si rese conto che da solo non poteva giocare, poi sentì un leggero languorino allo stomaco, e si ricordò di non aver fatto colazione. Quindi cercò un negozio per comprare dei biscotti, però il negozio era chiuso, anche se la vetrina era piena di biscotti, allora pensò di andare a comprare uno dei tanti videogiochi che aveva visto in televisione. Quando arrivò davanti al negozio vide una bellissima vetrina, con tanti videogiochi (uno più bello dell’altro), e ne scelse uno che gli piaceva particolarmente. Però il negozio era chiuso.
Stanco di andare avanti e indietro decise di recarsi a casa dei suoi amici, ma anche lì non
trovò nessuno. Dopo un po’ iniziò a pensare che essere da soli non era molto bello perché
non c’erano persone con cui condividere le cose, con cui parlare e con cui giocare. Allora,
Alfonso si mise a piangere per la tristezza e decise che avrebbe dovuto trovare una
soluzione.
Dalla casa degli amici partì è andò in un villaggio lì vicino. In quel villaggio c’erano
l’indiano dell’amore, l’indiano dell’amicizia e l’indiano della pace.
Lui andò da quello dell’ amicizia. Quando arrivò chiese all’indiano come avrebbe potuto
ritrovare i suoi amici, l’indiano gli disse di andare in un paese lontanissimo dove avrebbe dovuto fare 3 cose. La prima era aiutare il suo ex amico di nome Mattia, la seconda cosa da fare era fare un dipinto come Van Gogh e poi darlo a Mattia invece la terza che cosa da fare era trovare un piccolo pezzo di legno. Così si incamminò per raggiungere il paesino lontano pensando a cosa potesse servire un piccolo pezzo di legno. Trovò così Mattia ma visto che erano ex amici incominciarono a litigare e a prendersi in giro e pensò che per fare pace e tornare amici, Alfonso doveva fargli il quadro di Van Gogh che desiderava da tempo. Così lo dipinse, lo portò a Mattia e fecero subito pace. Lo invitò a trovare quel piccolo pezzo di legno. Ma non avevano la più pallida idea di quale potesse essere tra i tanti pezzi di legno che erano nel boschetto li vicino. Cerca cerca e ad un certo punto trovarono tanti pezzi di legno ma nessuno secondo loro poteva essere quello giusto; quindi Alfonso e Mattia si misero a cercare, cercando di non litigare, e insieme trovarono un pezzo di legno sopra il quale c’erano dei pezzettini che luccicavano e li portarono ad essere meravigliati e incuriositi da quel piccolo pezzetto di legno che luccicava.
Decisero di andare così dall’Indiano della pace che gli disse che quel pezzo di legno era
speciale e che solo due amici che si volevano molto molto bene potevano trovarlo.
Alfonso e Mattia capirono che solo uniti potevano affrontare le sfide, adesso dovevano
trovare le loro famiglie e decisero di andare dall’indiano dell’amore. L’indiano disse loro
che aveva preso le loro famiglie perché alcuni bambini non le rispettavano e che per riaverle dovevano dimostrare che gli volevano veramente bene. Prima però dovevano aiutarlo a far ritornare felice l’indiano dell’infelicita’ diventato così per la mancanza di affetto perché era stato separato dalla sua famiglia a causa di una guerra nel suo villaggio dove era stato catturato, quindi Alfonso e Mattia si misero in viaggio e attraversata la foresta trovarono una capanna.
Dentro la capanna era tutto buio. In mezzo alla stanza c’era un tavolo apparecchiato e una candela accesa. Al fondo della stanza c’era un quadro con una fotografia in bianco e nero rappresentante una famiglia. Tra loro c’erano due persone assomiglianti ai genitori di Mattia e Alfonso. A un certo punto, sentirono un rumore provenire dal piano superiore. Salirono le scale e percorrendo un corridoio stretto e buio videro una lucina sfavillare all’interno di una stanza. Entrarono. Videro un letto rifatto e una mappa antica sopra le coperte. Presero la mappa e tornarono al piano di sotto.
Decisero allora di aprire la porta sul retro della capanna e uscirono in un giardino. Sul
vialetto c’era un cartello con scritto “Il Giardino incantato” e un rovo pieno di rose blu.
Raccolsero una rosa a testa e all’improvviso la rosa di Alfonso iniziò a parlare.
La Rosa blu disse ad Alfonso: “La mappa vi porterà dalle vostre famiglie, per percorrere
questa strada e risolvere gli enigmi dovete metterci però tanto impegno ma soprattutto
amore e rispetto…”
Alfonso e Mattia si guardano e cominciamo a studiare la mappa. D’un tratto sulla mappa un particolare sentiero tra le montagne iniziò ad illuminarsi. Alfonso guardò stupito il suo amico e gli disse: “Anche tu hai visto quelle lucine?” Mattia gli rispose: “Caspita!! Pensavo di essere ubriaco!!!… allora è proprio una mappa magica”.
Capirono che quelle luci erano un segno e cominciarono a seguirle. E quando arrivarono ai piedi di una cascata trovarono una bussola che indicava di procedere verso sud. Però la bussola era magica (lo sapevano perchè erano diventati esperti di cose magiche) e decisero di andare verso sud. Ben presto arrivarono alle pendici delle montagne dove li aspettava un cancello imponente, la bussola iniziò a recitare un indovinello: “Oh voi che venite da lontano, se volete attraversare questo cancello dovete rispondere a questo indovinello: quanto fa venti più venti?”
I due ci pensarono un po’, e alla fine Mattia dichiarò: “La risposta è tornado!”
La rosa disse “Bravi! Ora potete passare.”
Il cancello si aprì e all’interno trovarono un groviglio di sentieri, allora presero la mappa e scelsero il sentiero che essa indicava, che li portò ad un lago dove, secondo la mappa,
dovevano tuffarsi per trovare sul fondo un rubino magico che permetteva di far diventare tutti quelli che lo toccavano invisibili.
I due si tolsero i vestiti e andarono nelle profondità del lago dove trovarono il rubino.
Lo prese Alfonso che diventò subito invisibile, allora Mattia uscì dal lago e strillò più forte che potè: “ALFOOOOONSOOO DOVE SEI?” Alfonso rispose: “Sono qui! Credo di aver toccato il cosino magico …”
Allora Alfonso gli disse che anche lui doveva diventare invisibile quindi gli diede il rubino. Appena lo toccò non succedeva niente, allora Mattia era molto agitato e l’unica cosa che gli venne in mente fu tuffarsi nuovamente nel lago alla ricerca di un’altra pietra magica.
Era passata ormai quasi un’ora e Mattia aveva perso le speranze quando improvvisamente notò una conchiglia che sembrava illuminata dall’interno. Subito si precipitò a sollevare la conchiglia e sotto di essa vide una bellissima pietra di colore verde. Senza pensarci due volte Mattia la raccolse, uscì dall’acqua e ci mise la mano sopra.
Sorpresa! Anziché diventare invisibile riuscì a respirare sott’acqua così, iniziò a nuotare nel lago. Poi vide Alfonso che non era più invisibile. Così capì che gli effetti della pietra e della conchiglia dopo un po’ svanivano. Fece toccare la conchiglia ad Alfonso e iniziarono a esplorare il lago.
Al fondo del lago trovarono una lampada. Ebbero giusto il tempo di raccoglierla: l’effetto
della conchiglia stava svanendo e furono costretti a risalire a prendere fiato. Nuotarono fino a riva e ricordandosi della storia di Aladino strofinarono la lampada. E ne uscì un…indiano! Che gli disse di andare in cima al monte più alto della regione e saltare giù. Poi scomparve.
Loro non gli diedero ascolto e decisero di proseguire per la loro strada. Dopo vari giorni di cammino arrivarono ad una grotta, e decisero di accamparsi lì per il resto dei giorni a venire, finché non avessero trovato un percorso alternativo.
Un mattino Mattia e Alfonso decisero di continuare per quella strada ma poi arrivarono ad un incrocio e quindi dopo un po’ decisero di andare sulla strada a sinistra ma poi si
accorsero che c’era un enorme drago in mezzo alla strada e quindi iniziarono a correre e
proprio in quel momento dal sentiero iniziarono ad alzarsi dei sassolini che unendosi
formarono un drago roccioso dalla schiena spinosa e che sputava fango. I due draghi
iniziarono a combattere tra di loro. Dopo un lungo combattimento tra fuoco e terra vinse il drago di sassi.
Il drago vincente si rivolse allora ai due ragazzi dicendo: “Salite sulle mie rocce vi porterò al paesino al di là del bosco dove incontrerete l’indiano dell’infelicità.”
Detto questo Mattia e Alfonso salirono sulla sua schiena e alzandosi in volo scomparvero
nel cielo plumbeo.
Arrivati davanti al paesino incontrarono un piccolo cucciolo chiamato Zuma, che li condusse dall’indiano dell’infelicità. Era un uomo al quanto strano, portava grossi pantaloni blu e una maglietta azzurra. Alfonso e Mattia, accompagnati da Zuma, dall’indiano dell’infelicita’ mangiarono una zuppa magica che li fece volare lontano lontano e arrivarono a un lago dove fecero un bagno nell’acqua fredda e scoprirono che l’indiano dell’infelicità aveva cambiato aspetto: era diventato l’Indiano della Felicitá. L’indiano della felicità disse loro che Alfonso e Mattia avevano compiuto la loro missione rafforzando la loro amicizia e mettendoci impegno e amore. Quindi erano pronti a rincontrare tutti i loro cari.
L’indiano della Felicità ordinò di chiudere, contemporaneamente, gli occhi e di riaprirli
dopo 5 secondi esatti. Loro lo fecero e appena riaprirono gli occhi si trovarono davanti i loro genitori, apparsi dal nulla, come per magia. Il loro abbraccio fu talmente forte e lungo che si ritrovarono con un cane in casa e furono talmente felici che lo chiamarono Fuffy, stavano tutto il giorno con lei ma quando raccontarono tutto ai genitori, loro non li credettero.
Allora Alfonso e Mattia per dimostrare ai genitori che avevano ragione gli fecero vedere
cosa avevano imparato. E i genitori stupiti, gli credettero.
Mattia e Alfonso erano molto felici.

E vissero la loro vita sempre con più fantasia.

Il Branco Waingunga ed i Vecchi Lupi

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